La felicità è la miglior vendetta

Noto che per una sorta di meccanismo automatico, le cui origini sono a me sconosciute, le persone che vengono lasciate in una relazione amorosa tendono a fare quanto in loro potere per far sapere a chi le ha scaricate quanto stanno male.

Direttamente o indirettamente fanno il possibile per fare leva sugli altrui sensi di colpa: “brutta merda che sei, guarda quanto sto male per colpa tua“.

Non capisco se lo scopo è farli tornare sui propri passi, facendo leva sul pietismo, o per farli stare semplicemente male per il dolore procurato.

Comunque vada è una sconfitta. Se torna, si sta insieme con qualcuno che lo fa per pietismo, se non torna si riesce solamente a procurare un profondo senso di irritazione e, di conseguenza, allontanamento. Per non parlare poi di quel lieve senso di sadica e perversa soddisfazione che procura il sapere che qualcuno non può vivere senza di noi.

E’ difficile, perchè in certi momenti si sta davvero male e non si riesce a comportarsi in modo razionale, ma la strategia migliore sarebbe, secondo me, dimostrare di essere felici sempre e comunque.

Comunque vada è una vittoria. Da un lato chi ha lasciato si ritrova disorientato “UH! sta bene anche senza di me?!?!”, un bello schiaffo per l’ego. Da un altro lato, non sentendosi in colpa, può favorire un sereno riavvicinamento e chissà… magari un’altra possibilità, forse.

La frase: La miglior vendetta? La felicità. Non c’è niente che faccia più impazzire la gente del vederti felice è di Alda Merini.



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