Spot ANIA – Giusto lo scopo, messaggio sbagliato

Io non vado dal parrucchiere per lavarmi i capelli, non evito cibi che si devono tagliare, mi compro scarpe coi lacci e faccio un sacco di altre cose interessanti – e che non tutti sono in grado di fare – tipo condurre da solo una barca a vela.

E faccio tutto con una mano sola.

Per carità lo spirito è anche lodevole (facciamo finta che lo sia) ma lo spot della fondazione ANIA è concepito malissimo perchè mettendo in evidenza ciò che non si può più fare, toppa peraltro clamorosamente, perpetua quella visione triste della disabilità che si dovrebbe superare.

Certo la disabilità non è una festa e se possibile è meglio evitare di perdere pezzi di se stessi per strada, però non è detto che impedisca di vivere una vita piena, completa e ricca di soddisfazioni.

Bisogna smettere di ragionare in termini di capacità residue ed iniziare a guardare alle potenzialità inespresse.

Non c’è niente al mondo che io non possa fare se mi doto degli strumenti giusti per farlo.



12 Commenti a “Spot ANIA – Giusto lo scopo, messaggio sbagliato”

  • Umberto:

    Gentile interlocutrice,
    la campagna di comunicazione della Fondazione ANIA verte su un tema estremamente delicato come si evince anche dalla Sua lettera. Il risultato creativo della campagna è frutto di una scelta travagliata che ha portato la Fondazione ANIA a confrontarsi con persone che a seguito di un incidente stradale vivono quella stessa condizione. Le garantisco che l’obiettivo che noi abbiamo cercato di trasferire con questa campagna è quello dell’esaltazione della vita e del meraviglioso dono che essa è, che, nonostante a volte le condizioni in cui va vissuta possono modificarsi, questo non impedisce di continuare a godersela in tutte le sue manifestazioni.

    Il nostro obiettivo era quello di trasferire un messaggio che lasciasse intendere che sebbene possano intervenire delle disabilità, si continua a fare tutto anche se con regole più dure. E’ innegabile purtroppo che questo accada. La dimostrazione del nostro obiettivo la si riscontra anche nello spot tv della piscina nel quale abbiamo scelto una persona che ha una disabilità grave, ma nuota, un atto di vita quotidiana normalissimo. Non abbiamo rappresentato un’impossibilità a fare, ma abbiamo cercato di evidenziare un’azione totalmente contraria. Per questo abbiamo scelto un’atleta paralimpica, una persona che ha convissuto con la propria disabilità e che ha voluto mostrare come si continui a vivere bene anche se con regole diverse.

    Vede, il tema delle invalidità gravi a seguito di incidente stradale, ci viene posto costantemente di fronte da una realtà che fa degli incidenti stradali la prima causa di morte per i giovani al di sotto dei 30 anni e fa registrare 20.000 invalidi permanenti gravi ogni anno. Per contenere una strage di questo genere, la Fondazione sta cercando di porre in essere le attività più disparate a fini educativi.
    Talvolta usare delle immagini o lanciare dei messaggi così forti può servire a salvare una vita umana o a evitare delle conseguenze gravi.

    Non ci sentiamo assolutamente nella posizione di non poter essere criticati anzi, credo che critiche come la Sua vadano annoverate tra suggerimenti costruttivi che possono consentire di migliorare le nostre azioni e le nostre attività. Quello che abbiamo cercato di fare non è stato rappresentare lo stereotipo del disabile, ma è stato chiedere a chi vive una condizione di questo genere di offrire la propria testimonianza positiva di persona che vive meravigliosamente la propria vita anche se, per usare le sue parole, “la disabilità non è una festa”.

    La ringrazio molto per il Suo monito. Le garantisco che la Fondazione ANIA e tutti i suoi componenti hanno l’unico fine che le ho descritto per il quale abbiamo lanciato la campagna cioè ridurre morti e feriti sulle strade: un strage assurda. Se alla fine le nostre immagini e i nostri messaggi saranno riusciti a salvare anche solo una vita o evitare una disabilità grave noi avremo raggiunto il nostro obiettivo. Per fare questo, abbiamo bisogno del Suo aiuto e del Suo supporto, così come dell’aiuto e del supporto di chiunque avverta questo problema come una tragedia che ogni anno colpisce migliaia di famiglie.

    Rimaniamo a disposizione per un eventuale confronto se Lei lo riterrà opportuno. Grazie, cordialmente,
    Umberto Guidoni – Segretario Generale Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale

    • Silvia:

      io ho mandato questa mail a un sacco di organi di stampa:
      in un momento in cui, nel nostro paese, sembra essersi sviluppata una cultura di attenzione alla qualità della pubblicità nell’ottica di proteggere la dignità delle donne, ANIA promuove una campagna avvilente, denigratoria e calunniatrice nei confronti dei disabili fisici. La campagna è semplice “sono disabile, la mia vita fa schifo, ed è colpa mia”.
      Il messaggio pubblicitario, pur augurandomi che sia stato elaborato con le migliori intenzioni, promuove tre concetti difficilmente tollerabili:
      • Il disabile non vive e non sa vivere, non può raggiungere una condizione dignitosa. Questo messaggio, forse è vero per alcuni casi particolarmente difficili, ma certamente non in disabili con la fisicità degli attori, e fortunatamente non nella stragrande maggioranza dei casi
      • La vita da disabile fa schifo, se hai un incidente grave non avrai più nulla. Immaginate come possa accettare la sua nuova situazione un disabile “nuovo” che già deve affrontare tante sfide e che dovrebbe avere di fronte a sé le migliori prospettive? E tutti quelli che in prima battuta, per problemi fisici e psicologici, non hanno recuperato le autonomie di base, che alibi troveranno nel vedere la loro situazione confermata da “tanto lo dicono anche in TV, certe cose non le posso fare”?
      • Il terzo, ed estremamente drammatico messaggio, in un paese in cui l’emarginazione sociale dei disabili è diventata una triste prassi è “ma se la sono cercati…”
      Sono in sedia a rotelle da 12 anni. Incidente d’auto: non stavo telefonando, non superavo i limiti di velocità, avevo la cintura di sicurezza, non ho mancato uno stop e non avevo bevuto. Mi spiace per ANIA ma succede, e succede spesso. Conosco tante vittime della strada che non meritano di essere inquadrate in un messaggio approssimativo ed infamante di uno spot dozzinale. E conosco tanti disabili che non sono vittime della strada.
      Volete che vi racconti come vive una persona con una lesione spinale difficile? Ho una famiglia (costruita dai 50 cm di una sedia a rotelle), un lavoro, sto finendo un EMBA, ho amici, esco, faccio sport, vivo e mi diverto. Faccio tutto quello che posso fare ed ho una persona che mi aiuta a fare quello che non riesco a fare da sola. Non la vedo come una limitazione, ma come un modo per fare la mia vita e dare lavoro a qualcun altro. Certo, entro nel panico quando sento parlare del taglio dell’accompagnamento perché in quel caso sarebbe molto difficile far quadrare i conti, ma continuo a vivere.
      Sfido tutti i giorni, armata di ironia, le inadeguatezze del nostro paese: la citata emarginazione, i pregiudizi, le barriere architettoniche e la parità professata solo a parole (io, madre in sedia a rotelle, pecora nera… ma siamo sempre di più) e l’ignoranza che permette di produrre un siffatto spot.
      La mia autonomia non è stata ridotta solo da chi mi ha buttata fuori strada per poi scappare, ma dalla mentalità italiana. All’estero sarebbe diverso, ma io credo ancora che qui ci sia un futuro.
      Chiedo che ANIA non solo sospenda la campagna, ma che si scusi per gli insulti gratuiti ai disabili italiani. Sarebbe stato meglio se i soldi di questa campagna li avesse indirizzati a piani concreti per l’abbattimento delle barriere architettoniche per permettere ai disabili di non dover affrontare quotidianamente un’indifferenza che fa loro ricordare, ogni volta che escono di casa, che in fondo è vero: sono diversi.
      Mi scuso anche se sono arrivata a contestare questa campagna così tardi.. ma io vivo e la TV non la guardo quasi mai, contrariamente a quello che ANIA pensa che facciano i disabili.

  • la strega:

    interlocutrice?

  • Interlocutore semmai e che di queste cose ne sa molto

  • Doppia figura demmerda… gli hanno mandato un messaggio preconfezionato! 😀

  • fabio:

    scusa, parli di Parrucchiera, hai una merceria, un pò gay lo sei di tuo….. 2+2 fà 4 !
    🙂

  • Luigi Spagnolo:

    Non posso che condividere le perplessità. Questa campagna fa tabula rasa tutto il lavoro di sensibilizzazione per far passare l’idea che le persone disabili – con gli ausili giusti e politiche di supporto adeguate – possono vivere una vita piena e soddisfacente.
    Aggiungo che proprio per una persona che ha recentemente subito un grave incidente (magari anche per sua “responsabilità”) uno spot del genere non deve certo essere uno stimolo a superare il suo handicap, visto che questo viene esplitamente presentato come una condanna all’argastolo da espiare.

  • Bruna:

    Non credo che questi spot facciano tabula rasa di alcunché. Semplicemente ricordano che comportamenti superficiali possono essere causa di situazioni come quelle mostrate: ora quando guido spesso rifletto e di certo sono diventata più prudente. Certo incidenti gravi possono essere provocati o subiti: lo scopo della campagna credo sia responsabilizzare per evitare, nel limite del possibile.

  • christian:

    mi ha confortato leggere questo blog.Temevo di essere l’unico a trovare avvilente e irrispettoso la modalità di comunicazione dell’ANIA.

  • Marco:

    Chi ha scritto il pezzo e gli autori di buona parte dei comment, non hanno proprio capito un cazzo di nulla dello spot.

  • Marco:

    Cristo, la moderazione dei commenti nel 2011 ! xD xD
    Vabbè, un blog di meno da leggere.

  • georgie:

    io credo che questo spot sia ottimo!!! forse la gente non si rende conto che fare i co****ni in auto può costare caro!!!
    E’ una sensibilizzazione a rispettare le regole della strada, che sono severe certo; ma ci sono regole più servere da seguire se si è vittime di un grava incidente stradale!!!
    Perchè bisogna sempre vedere il male in ogni cosa…prendete lo spot per quello che è: una semplice sensibilizzazione legata alle regole della strada. Se vi scandalizzate per questo spot provate a vedere quelli francesi…

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