Di zii, guerre, febbri malariche e cugini bombardati

L’altro giorno parlando con degli amici è uscita fuori, per una battuta di spirito, la guerra in Albania, iniziata nel 1939.

Allora mi è venuto in mente che io avevo uno zio, il fratello maggiore di mio papà, che aveva combattuto in Albania.

Da lì aveva portato a casa una pallottola – che si sarebbe portato dentro tutta la vita – e la malaria, che te la porti dentro tutta la vita uguale e periodicamente ti si ripropone con effetti passabilmente devastanti.

Lo stesso zio poi aveva perso tutti i suoi figli di allora (poi ne avrebbe fatto altri) nel bombardamento di treviso del 1944. Quando è partito l’allarme loro sono andati a riparare nel rifugio antiaereo di San Lazzaro ma una bomba a sto rifugio lo ha beccato in pieno e sono morti tutti.

Che poi io non è che son così vecchio per avere uno zio che ha combattuto in albania e dei cugini morti sotto il bombardamento del ’44. E’ che all’inizio dell’ultimo secolo dello scorso millennio facevano un casìno di figli e iniziavano a farli da giovanissimi.

Ma tornando alla storia dello zio…

Certo che ci vuole una bella sfiga perchè una bomba centri proprio il rifugio. A pensarci bene questo mio zio tra pallottole, malaria e figli morti sotto le bombe doveva averci proprio una bella sfiga.

O forse erano solo tempi duri e siamo noi a essere fortunati a vivere in un’epoca senza malaria e senza pallottole.

(Questo post è scritto malissimo… ma son troppo pigro per riscriverlo)



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