Sempre caro mi fu quest’ermo colle…

Sempre caro mi fu quest’ermo colle, dove ti portai a trombare
E questa siepe, dietro la quale lo facemmo, ché da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo altrui esclude.
Ma sedendo e mirando tuoi rosei seni, in terminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Gemiti, e successiva profondissima quiete
Io nel pensier mi friggo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante il tuo godimento, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei che incurva la schiena sotto li ritmici colpi.
Così tra questa Immensità s’annega il pensier mio
E il naufragar m’è dolce in questo pube.

Qui quella vera Canti (Leopardi)/L’infinito



3 Commenti a “Sempre caro mi fu quest’ermo colle…”

Lascia un Commento