Lo zio Natalino

Avevo uno zio, quello a cui volevo più bene perché era il più puro di tutti. Un uomo ingenuo al limite del ritardo intellettivo, era nato settimino e gemello (ma il gemello era morto subito) e aveva avuto la meningite da bambino, di statura era rimasto molto piccolo. Il suo lavoro era tenere il fiocco sulla giostra a catenelle.

Lo conoscevano tutti. E tutti, non so quanto in buona fede, gli offrivano da bere. Lui ingenuamente gratificato da tanta generosità e da tante manifestazioni di amicizia buttava giù… e buttava giù… e buttava giù.

Da bambino saranno state centinaia le volte che partivo e battevo tutte le osterie e i rustici in cerca di lui che era sparito, immancabilmente lo trovavo da qualche parte ubriaco da non reggersi in piedi.

Fino a quando il suo fisico, già tanto debilitato di suo non ha ceduto per la cirrosi epatica. Allora non è più servito andare in giro a cercarlo, gli facevo direttamente le notti in ospedale, fino alla fine, avrò avuto si e no 20 anni.

Si chiamava Natalino, era nato il giorno di Natale, mi è morto che aveva solo 45 anni.



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